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Avvocato, che cosa comporterà per le Piccole e Medie Aziende la riforma Biagi? Da alcuni mesi, con la riforma Biagi, il diritto del lavoro è cambiato improvvisamente ed in modo radicale. E’ bene che le Piccole e Medie Aziende si calino in tempi rapidi nel nuovo quadro normativo o rischieranno di andare incontro a spiacevoli sorprese. In che senso scusi? Una delle principali novità che emerge dal decreto è che un rapporto lavorativo non formalizzato con uno specifico contratto si trasforma automaticamente e ad ogni effetto di legge in lavoro subordinato (in tal senso, l’art. 69 1° comma del decreto). Esistono diversi strumenti contrattuali che possono andare incontro alle esigenze datoriali, ma il punto è che se il rapporto lavorativo non viene formalizzato, esso si trasforma, agli effetti retributivi e contributivi, in lavoro subordinato. Il cambiamento è epocale. Scusi, se abbiamo capito bene, questo significa che, in assenza di contratto, sarà molto semplice per un collaboratore dell’impresa sostenere di essere un lavoratore subordinato. Se non si adottano le opportune cautele, temo proprio di si. Basti pensare che, se prima della riforma Biagi la subordinazione doveva essere provata dal lavoratore o dall’I.N.P.S. per eventuali rivendicazioni retributive o, peggio ancora, contributive, ora è piuttosto il datore che deve fornire la prova contraria e tale prova deve necessariamente consistere in un contratto redatto in forma scritta che configuri un diverso rapporto lecito. Cosa possono fare le Piccole e Medie Aziende per premunirsi? Prima di tutto devono formalizzare i rapporti lavorativi con i propri collaboratori. Il tipo di formalizzazione dipenderà dalle esigenze datoriali e, in questo senso, la riforma Biagi ha aumentato gli strumenti contrattuali a disposizione delle aziende. Da come parla, sembra non esserci molta scelta per le Aziende. In questo mutato quadro normativo le Piccole e Medie Aziende. devono scegliere se utilizzare al meglio e secondo le proprie esigenze tutti gli strumenti, e sono tanti, offerti dal decreto n. 276/2003 (decreto Biagi), affrontando, forse, costi aggiuntivi rispetto al passato ma guadagnando molto in termini di tranquillità o far finta di nulla affrontando rischi che potrebbero rivelarsi eccessivi. Può fare alcuni esempi delle opportunità offerte dalla Riforma Biagi? Il contratto a progetto, il contratto di somministrazione “Staff Leasing”, il lavoro ripartito “Job Sharing”, il lavoro occasionale, l’appalto di servizi, l’associazione in partecipazione, il lavoro intermittente, tutte le forme diverse di lavoro subordinato, il part time, il nuovo apprendistato, il contratto d’inserimento. Sono tutti strumenti, in gran parte contenuti nel decreto, che possono, nelle più svariate combinazioni, certamente soddisfare le esigenze datoriali. Che cosa è la certificazione del contratto di lavoro? La certificazione è uno strumento ulteriore di garanzia per l’impresa. In pratica, onde prevenire successive contestazioni sulla configurazione del rapporto di lavoro, ci si rivolge a Organi di certificazione a ciò preposti per ottenere un benestare preliminare sulla forma contrattuale prescelta. E’ chiaro che, una volta ottenuta la certificazione del contratto, sarà per il lavoratore molto più difficile contestare successivamente la forma contrattuale inizialmente concordata.
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