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Si parla molto di
ICT, ma spesso questo acronimo non viene compreso dalle PMI. Cosa racchiude la
sigla ICT? Uno degli errori che si compiono più spesso nel nostro settore
è proprio quello di parlare per acronimi, dando per scontato che tutti ne
conoscano i significati reali o pretesi, suscitando quella sensazione di
“digital divide” che fa soffrire in modo particolare le PMI. E non è detto che
poi chi li usa ne sappia molto di più tanto nella forma quanto nella sostanza.
ICT significa Information and Communication Technology, cioè tecnologie
informatiche e delle telecomunicazioni, mentre IT si ferma a Information
Technology, quindi le tecnologie che stanno dietro e dentro i sistemi
informativi, generazioni moderne dei vecchi CED.
In quale modo
l'ICT può essere utile alle PMI (che spesso non sanno che farsene)?
L’insieme delle metodologie e dei sistemi ICT incominciano a servire
alle PMI, anche molto piccole, quando oltre ad avere qualche sede dislocata
(anche solo magari il magazzino separato dagli uffici) incominciano a sentire il
bisogno di un contatto più diretto e continuo, quindi on-line, con clienti,
fornitori, proprio personale viaggiante, per raggiungere maggiore velocità di
contatti e minori costi degli stessi, risparmiando sugli spostamenti. Ma ancor
prima di ciò, anche una piccola azienda di tre o sette-otto persone risparmia
tempo, risorse e denaro se, tramite una rete interna basata magari su cablaggio
strutturato, mette tutti i suoi dispositivi e terminali in rete (pc, stampanti,
ecc.) e ne fa condividere l’utilizzo da parte del personale che, oltre ad
utilizzare le stesse macchine, può condividere anche informazioni, dati o
numeri, nel caso della contabilità, che le stesse
racchiudono.
Perché le PMI italiane sembrano avere scarsa
propensione all'innovazione e non investono in alta tecnologia? Credo che
le motivazioni principali siano almeno due: in Italia la tecnologia esiste e ce
ne è, per certi versi, anche in abbondanza, ma non è, per la maggior parte, di
facile utilizzo, quindi ci vuole personale specializzato o quanto meno
addestrato per utilizzarla. Di conseguenza, oltre al costo di acquisto
subentrano poi costi di formazione, di gestione, di manutenzione e di
aggiornamento. L’altro motivo è che la tecnologia è più un costo che un
investimento se non viene poi pienamente e totalmente utilizzata per quanto può
dare: bisognerebbe procedere a piccoli passi, comperare solo ciò che serve al
momento e sfruttarlo tutto, poi maturare e crescere insieme a fornitori che
conservino stretti rapporti con i loro clienti, che sappiano farli evolvere
senza proporre rivoluzioni o cambiamenti radicali.
Come stimolare
le PMI ad investire in ICT? Partendo dalla formazione, dall’informazione
e dalla conoscenza che devono essere impartite non solo da fornitori e da organi
di informazione come le nostre riviste, ma anche da enti e associazioni
industriali e non, da organizzazioni di categoria. E’ la corretta consapevolezza
dei bisogni che può poi dettare una scelta giusta e misurata della tecnologia da
acquistare e da imparare ad utilizzare pienamente. Penso sia necessario che le
PMI imparino a sviluppare un piano strategico e completo, per esempio di
networking, che vada oltre i singoli progetti, per comprendere tutti gli
elementi della rete aziendale, sia essa per solo uso interno in quanto rete
informatica per la condivisione di dati e informazioni tra il personale, o rete
Lan (Local Area Network) o rete Wan (Wide Area Network) per la connessione con
il mondo esterno. Prima impareranno a realizzare questi programmi
tempestivamente rispetto allo sviluppo del loro business per conseguire gli
obiettivi che si propongono, prima si renderanno conto di essere sulla strada
giusta verso l’innovazione tecnologica che il futuro riserva e richiederà.
Affrontare singoli problemi in modo disorganico e reattivo, invece che proattivo
come si dice oggi, comporta il rischio di vedersi costretti a ristrutturare più
volte le proprie reti andando quindi incontro a maggiori oneri. Scelte globali
consentiranno anche di negoziare meglio con i propri fornitori per ottenere
vantaggi concreti in termini di costi o di livelli di servizio. Scelte
strategiche iniziali di networking che vadano a coprire un periodo di almeno
qualche anno permettono di scegliere anche fornitori strategici e affidabili che
garantiscano continuità sul lungo termine.
Nel futuro pensa che
ci sarà un migliore rapporto tra ICT e PMI? Sarà indispensabile e sarà
anche sempre più spontaneo con il graduale formarsi di una cultura tecnologica,
ma ci vorrà anche un miglior rapporto tra mondo accademico e mondo industriale
per creare questa cultura e tra fornitori e clienti per creare relazioni di
fiducia e quindi costruttive e durature.
Ci sono finanziamenti
agevolati per l'ICT che lei può consigliare ad un'azienda di piccole e/o medie
dimensioni? La cosa più semplice da fare è andare sul sito del Ministero
delle Attività Produttive e dell’Innovazione Tecnologica dove si trovano tutti i
bandi ICT, le possibilità di finanziamenti agevolati e le relative leggi vigenti
per ogni tipo e dimensione di PMI. Un altro giochetto è andare sul motore di
ricerca www.google.it e lanciare “finanziamenti agevolati ICT”: non resta che
l’imbarazzo della scelta, salvo poi procedere nei contatti diretti quando si sia
individuata qualche iniziativa che fa al caso proprio. Possibilità ve ne sono
molte, in vari settori ed è un peccato non cogliere le occasioni che si
presentano, considerato che in Italia tante disponibilità e proposte di
finanziamenti vanno deluse perché non utilizzate, proprio perché non si
conoscono. Il concetto di strategia ICT globale di cui parlavo sopra può anche
meglio aiutare a determinare l’entità e le forme di finanziamenti adatte a
sostenere le proprie iniziative di innovazione tecnologica, prendere decisioni
ponderate circa i progetti da finanziare o da abbandonare o da rinviare e circa
l’investimento di risorse necessarie a supportare i progetti selezionati. Tutto
ciò porta infine a creare e conservare ciò che maggiormente interessa alle PMI e
cioè il proprio vantaggio competitivo sul mercato. Per arrivare a dei buoni
risultati è importante anche che all’interno delle aziende ci sia allineamento e
comunicazione tra le persone e tra i vari uffici o reparti sui progetti e sulle
metodologie, in pratica su ciò che ognuno deve fare e come, di attuazione degli
stessi e di utilizzo delle tecnologie a disposizione.
Per ulteriori
informazioni sull'argomento http://www.soiel.it |